Droni da battaglia dotati di raggio laser? Eccoli qua!

predator drone

La General Atomics di San Diego, creatrice dei droni militari Predator e Reaper (“veicoli aerei senza pilota”, come l’industria preferisce chiamarli), ha stipulato un contratto per iniziare a dotare gli aerei di bombardamento e sorveglianza con armi laser. Con 8,8 milioni di dollari provenienti dall’agenzia federale di difesa dai missili, l’impresa “affronterà la potenza del laser e la dimensione dell’apertura integrando e testando un laser a bassa potenza su un veicolo aereo senza pilota”, probabilmente entro il 2020.

Secondo un rapporto di FlightGlobal, i droni della General Atomics candidati a portare l’arma laser sono l’Avenger o l’Angel One, entrambi capaci di raggiungere i 16 km di altitudine e volare per sei ore o più, permettendo il loro impiego in uno spazio aereo in cui potrebbero attaccare e sparare missili balistici.

L’azienda ha cercato di concentrarsi sulle capacità di attacco dei loro prodotti, rilevando che l’Angel One potrebbe essere facilmente utilizzato per la rapida consegna di pacchetti di soccorso umanitario.

Anche se nel contratto è prevista la possibilità di dotare una flotta di laser pronto a disintegrare un missile nemico, la tecnologia attuale è ancora alle prime fasi. I droni a bassa potenza della General Atomics verranno testati sulla capacità di mirare e concentrare un fascio per un lungo periodo di tempo, ma non generano ancora abbastanza energie per riportare gravi danni.

Per questa funzionalità, la Lockheed Martin è stato sfruttata dal Laboratorio di Ricerca per le Forze aeree nello sviluppo di laser “armati” da installare nei droni da battaglia. Il progetto è in concorrenza con un altro programma già nelle mani di General Atomics che potrebbe essere pronto ed essere testato già nel prossimo anno.