I militari americani sfiduciano i suoi droni: Dji corre ai ripari

esercito americano
 

Non molti giorni fa ai soldati americani veniva dato l’ordine di non usare più i droni Dji nelle loro operazioni, e il perché era anche stato spiegato a mezzo stampa: si riteneva che i droni Dji fossero poco sicuri e che quindi registrassero informazioni riservate che poi venivano puntualmente girate alla casa madre, che come sappiamo si trova in Cina (e la Cina, per quanto i rapporti siano indubbiamente migliorati, non è certo l’amica numero uno degli Stati Uniti!).

Dopo la sfiducia mostrata dai militari statunitensi, il produttore ha tuttavia deciso di correre ai ripari. Sembra infatti che i dubbi sulla sicurezza avanzati dai generali americani stiano spronando Dji a mettere in campo tutta una serie di accortezze volte a tutelare la privacy di chi usa i suoi apparecchi. Si pensa ad esempio a una modalità di volo offline, senza collegamento ai server, utile per privati e organizzazioni governative che compiono operazioni piuttosto delicate.

In pratica i droni Dji saranno dotati di una modalità che permetterà loro di volare senza connessione attiva, e al contrario di quanto accade ora, durante il periodo offline non verrà memorizzato alcun tipo di dato. Sembra in sostanza che si tratti della famosa modalità Local Data di cui abbiamo parlato ieri, e che ora i giornali stanno rilanciando come possibile risposta da parte di Dji alle polemiche sollevate sulla sicurezza dei suoi apparecchi.

Al di là delle mosse che deciderà di intraprendere, però, è chiaro che il colosso cinese farebbe bene a chiarire una volta per tutte se e quali dati raccoglie dai suoi droni. D’altra parte i suoi apparecchi si devono connettere periodicamente ai server proprietari per poter essere aggiornati, ed è questa connessione, seppur saltuaria, a sollevare dei dubbi sulla trasparenza della gestione dati.