Lily, fine della storia: 750 mila euro per la vendita del brand fallito

lily drone

La vicenda industriale di Lily si è definitivamente conclusa, e a quanto si evince ha avuto un epilogo tutt’altro che positivo: i curatori fallimentari sono riusciti a racimolare soltanto 750 mila dollari dalla vendita di un’azienda che quando era nel pieno dell’operatività, incassava anche 34 milioni di dollari!

Tra l’altro la vendita è stata resa possibile solo a seguito di uno smembramento: Lily infatti è stata spaccata in due. Una parte se l’è presa LR Acquisition, che per 450 mila dollari ha ottenuto i brevetti e il know how, nonché 70 prototipi del drone che non è mai riuscito a vedere la luce; l’altra parte invece se l’è aggiudicata Mota, un’azienda già attiva nel mercato dei droni della California, che con 300 mila euro si è presa i diritti del marchio Lily e l’elenco dei clienti.

Ma non è finita qui, perché ora che la vicenda industriale è stata chiusa, rimane ancora da concentrarsi sulla parte giudiziaria. Il confine tra fallimento e bancarotta infatti è molto labile, e per questo motivo c’è il timore che i clienti possano fare ricorso nei confronti di Balaresque e soci appellandosi ai video fraudolenti che avevano mostrato le funzionalità di Lily, ma che in realtà sarebbero stati girati con apparecchi Dji e GoPro. Per evitare cause, Lily ha annunciato il proprio impegno nel restituire 38.4 milioni a quasi 62 mila clienti, anche se ad oggi solamente la metà di loro ha avuto la fortuna di ricevere il rimborso.

In teoria, a meno che non vi sia dietro qualcosa di ‘losco’, Lily dovrebbe essere in grado di restituire il maltolto visto che i soldi incassati furono ottenuti dai preordini, e non furono mai più spesi per mettere in moto l’azienda. Ma non è tutto così ovvio, perché c’è da considerare che la società, tra dipendenti, fornitori e banche, ha comunque molti altri creditori da rimborsare. E con i 750 mila euro incassati dalla sua vendita chiaramente ci riuscirà a fare poco e niente.